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Un’ora, un anestetico locale e una piccola tasca sotto la pelle dell’avambraccio. Più o meno è ciò che è servito ai chirurghi di Melbourne per dare ai primi pazienti un sensore che guida una mano bionica. Nessuno ha aperto un cranio e nessuno si è avvicinato al cervello. Il sensore sta sopra i muscoli del moncone e ascolta il loro brusio elettrico: la persona prova a stringere le dita che non ha più, e la protesi stringe le sue.

L’azienda statunitense Phantom Neuro ha annunciato il 20 ottobre 2026 che il suo dispositivo Phantom X è stato impiantato per la prima volta in esseri umani. È uno studio di fattibilità iniziale, e la questione principale è la sicurezza. La promessa dell’azienda è precisa. Alcune protesi con elettrodi sulla pelle vanno ricalibrate ogni giorno, mentre la calibrazione di Phantom X, secondo l’amministratore delegato Connor Glass, può reggere per mesi. Per ora è la parola dell’azienda su due pazienti. E la questione riguarda meno la forza del segnale che il sudore.

// Lo studio CYBORG

≈1 oraper ogni intervento ambulatoriale, senza anestesia generale
fino a 10persone con una singola amputazione sotto il gomito parteciperanno
20 settimanedi follow-up per ogni partecipante dopo l’applicazione della protesi
2persone vivono già con l’impianto

Una tasca, non una craniotomia

Il primo paziente è stato Michael Easy, falegname di 32 anni della cittadina di Hastings, vicino a Melbourne. A un falegname le mani servono ogni giorno, quindi una protesi capricciosa per lui non è poca cosa. «Questo impianto ha reso tutto più facile, più fluido e più veloce», dice Easy. È l’impressione di un singolo paziente, non un risultato misurato. Mostra però che cosa le persone vogliono dal dispositivo: una protesi che smetta di fare i capricci.

Gli interventi si sono svolti al Cabrini Health , eseguiti dal chirurgo plastico Michael Lo. Glass descrive l’operazione come la creazione di una tasca sotto la pelle e la paragona a una procedura estetica di routine più che a un intervento al cervello. Dopo l’impianto il braccio ha circa due settimane per guarire, e solo allora viene applicata la protesi. Le autorità hanno approvato lo studio in aprile 2026 e, secondo IEEE Spectrum , il primo intervento è avvenuto circa cinque mesi prima dell’annuncio.

Perché il sudore è il peggior nemico di un braccio bionico

Un braccio bionico standard è più semplice di come sembra. Dentro l’invasatura che si infila sul moncone, gli elettrodi premono contro la pelle. Quando chi lo indossa contrae i muscoli rimasti dell’avambraccio, quei muscoli emettono deboli impulsi elettrici, e l’elettronica li trasforma in comandi per la mano.

Il punto debole è la pelle. In parole povere, un elettrodo di superficie è come uno stetoscopio appoggiato al petto di qualcuno attraverso un maglione: il cuore si sente, ma ogni spostamento della stoffa aggiunge un fruscio. Gli elettrodi scivolano quando il braccio si muove, a fine giornata l’invasatura calza in modo diverso, e il sudore cambia la resistenza elettrica tra pelle e sensore. Il segnale deriva e la mano comincia a confondere i gesti. Alcuni sistemi con elettrodi di superficie, dicono gli sviluppatori, vanno ricalibrati ogni giorno.

Non è una nota a margine. In una rassegna del 2007 che copriva venticinque anni di studi, le ricercatrici e i ricercatori canadesi Elaine Biddiss e Tom Chau stimarono che in media il 23% degli adulti abbandonava le braccia protesiche elettriche, e ancora di più quelle meccaniche a cavo. Immaginate un costoso gadget che quasi un proprietario su quattro finisce per mettere nell’armadio. I motivi variano, dal peso e dal calore dentro l’invasatura a una mano che sa fare troppo poco e non fa sentire niente.

Che cosa sta sotto la pelle

Phantom X è una striscia flessibile di silicone medicale di circa 2 per 10 centimetri. Si avvolge attorno all’avambraccio sotto la pelle, sopra i muscoli. La striscia porta due file di elettrodi e un piccolo modulo elettronico che elabora il segnale e lo invia alla protesi senza fili. Dentro non c’è batteria: l’impianto riceve energia attraverso la pelle da una bobina esterna, spiega Electronics For You . Gli impianti cocleari sono alimentati allo stesso modo.

Il resto lo fa l’apprendimento automatico. Il software impara quale schema di impulsi muscolari corrisponde a quale gesto. La protesi può poi eseguire lo stesso movimento lentamente o in fretta: prendere con delicatezza un bicchiere, per esempio, o chiudersi di scatto a pugno. Poiché gli elettrodi non scivolano più sulla pelle sudata, la calibrazione dovrebbe durare di più. Se questo reggerà su più persone, il rito mattutino di rimettere a punto il braccio potrebbe sparire.

Negli Stati Uniti il sistema ha ottenuto già nella primavera 2025 la designazione di dispositivo rivoluzionario (breakthrough device) dalla FDA. Suona altisonante, ma lo status significa qualcosa di modesto: accelera il dialogo dell’azienda con l’ente regolatore e non dice nulla sul fatto che il dispositivo funzioni. Lo decideranno gli studi, e quello di Melbourne è solo il primo.

Il sudore resta fuori: il sensore Phantom X sta sotto la pelle, sopra i muscoli
Il sudore resta fuori: il sensore Phantom X sta sotto la pelle, sopra i muscoli

Vicini di casa con la stessa idea

Spostare i sensori dalla pelle all’interno del corpo non è un’idea nuova, e Phantom Neuro ha dei predecessori. Mostrano quanto costi in chirurgia ogni passo verso l’interno.

Nel 2020 ricercatori svedesi e austriaci hanno descritto sul NEJM braccia protesiche ancorate direttamente all’osso del braccio. I loro elettrodi sono collegati a nervi e muscoli, e il collegamento va nei due sensi: il braccio riceve comandi e rimanda sensazioni a chi lo porta. Quattro pazienti sono stati seguiti da tre a sette anni e hanno usato la protesi nella vita quotidiana, al lavoro e a casa. Funziona in modo affidabile, ma richiede una chirurgia seria su osso e nervi.

I ricercatori di Pisa hanno scelto un’altra strada e nel 2024 hanno riferito il loro primo paziente . A Daniel, 34 anni, sono stati impiantati sei minuscoli magneti in tre muscoli dell’avambraccio. Non viene letto alcun segnale elettrico. Un muscolo si contrae, il suo magnete si sposta, e sensori di campo magnetico in un’invasatura di fibra di carbonio seguono dove è andato. Daniel ha usato la mano per sei settimane e i risultati sono usciti su Science Robotics.

Su questa scala Phantom X sta al gradino più basso di impegno chirurgico: sotto la pelle, ma non dentro un muscolo, un nervo o un osso. L’azienda scommette che questa profondità basti per un controllo affidabile, mentre l’intervento dura ancora circa un’ora. Un sensore del genere non restituisce alcuna sensazione: si limita ad ascoltare.

Che cosa Phantom X non sa ancora fare

Il sistema ha limiti evidenti, e le cronache li dichiarano apertamente. Per ora l’impianto non sa combinare i movimenti: ruotare il polso mentre si chiudono le dita è escluso, e le azioni complesse vanno costruite passo per passo. Il prossimo traguardo dell’azienda è il controllo proporzionale simultaneo, che è il modo in cui funziona una mano vera, con più articolazioni che si muovono insieme e con forza diversa.

C’è una riserva più grande. Tutto ciò che si sa dei risultati viene dall’azienda e dai giornalisti che le hanno parlato. Lo studio è in aperto e a braccio singolo : ogni partecipante riceve l’impianto e lo sa. Non esistono dati sottoposti a revisione paritaria, e Phantom X resta un dispositivo sperimentale non approvato per la vendita. Persino IEEE Spectrum osserva che ciò che funziona per uno o due pazienti può non funzionare per tutti.

L’esperimento di Melbourne mette quindi alla prova un’ipotesi modesta: per far obbedire una protesi forse non serve spingersi fino al cervello. La risposta la daranno gli studi. Se l’ipotesi regge, l’ostacolo principale per le mani bioniche non è mai stato un segnale debole, ma pochi millimetri di pelle sudata.