// Indice

Alle 20:20:59 UTC del 29 ottobre 2026 sulla rete Ethereum è arrivata una transazione con una commissione di 14,46 dollari. Non spostava denaro: il campo del valore è a zero. Quello stesso giorno, prima, l’attaccante aveva provato lo schema su wallet suoi, muovendo da 2 a 6 dollari alla volta. Tre minuti e mezzo dopo, 167.464 ether e 1,6 miliardi di dollari in stablecoin USDT hanno lasciato un hot wallet di Binance che gli analisti chiamano Binance 14. Al mattino l’exchange ha quantificato il danno in circa 6,3 miliardi di dollari. Gli analisti esterni, per ora, ne contano meno: tra 5,3 e 5,9 miliardi. Il record precedente, il furto all’exchange Bybit del febbraio 2025, era di circa 1,5 miliardi.

Eppure la cifra non è la parte più strana. Quasi metà del bottino, circa 3 miliardi, è stata bloccata nel giro di poche ore. Non dalla polizia e non dalla «blockchain stessa», ma da una manciata di aziende che hanno un pulsante di blocco. Le criptovalute sono state inventate proprio perché nessuno ce l’avesse.

Una procura da quattordici dollari

Un exchange custodisce il denaro dei clienti in due tipi di wallet. I cold wallet sono offline e contengono la riserva principale. Gli hot wallet sono sempre connessi: i prelievi quotidiani passano da lì, quindi hanno sempre un saldo operativo. Nell’exchange più grande del mondo, quel saldo arriva a miliardi.

La chiave dell’attacco è stata una funzione chiamata EIP-7702. È arrivata su Ethereum il 7 maggio 2025 con l’aggiornamento Pectra. In parole semplici, è una procura: un wallet ordinario autorizza un programma esterno ad agire per suo conto. Nasce per comodità, per raggruppare più azioni in un solo clic o per far pagare la commissione a qualcun altro. A firmare un’autorizzazione del genere può essere solo il wallet stesso. Resta valida finché il proprietario non la revoca.

La transazione da 14,46 dollari era esattamente un’autorizzazione di questo tipo. Ne conteneva 50, ciascuna delle quali affidava Binance 14 a un programma «sweeper» che l’attaccante aveva messo online quattro ore prima. Una su cinquanta ha funzionato. Immaginate un libretto di assegni in cui l’autorizzazione vale solo per un assegno con un numero preciso. Un hot wallet «scrive» assegni di continuo, quindi il numero successivo è difficile da indovinare. Cinquanta firme di fila somigliano a un modo per essere sicuri che una vada a segno.

Lo sweeper ha svuotato Binance 14 con una sola operazione, lasciando 1 ether. Nei 12 minuti successivi il denaro di altri dieci hot wallet dell’exchange, su quattro reti, è confluito allo stesso indirizzo. Così Blockaid, società di sicurezza per la blockchain, ha ricostruito l’attacco.

Come l’attaccante abbia ottenuto la firma del wallet non è ancora chiaro. Secondo la ricostruzione preliminare di Binance, tutto è partito dal portatile compromesso di un ingegnere DevOps, uno di quei dipendenti che gestiscono server e rilascio del software. Attraverso quel portatile l’intruso è arrivato a un container di servizio e da lì ha inviato prelievi non autorizzati. L’exchange sostiene di non aver trovato prove che una chiave privata di un wallet sia trapelata. Se è vero, il ladro non ha mai avuto bisogno di rubare una chiave: ha fatto firmare l’autorizzazione al sistema stesso dell’exchange.

// Cronologia

  1. Parte una transazione con 50 autorizzazioni per il wallet Binance 14, commissione 14,46 dollari.
  2. 167.464 ETH, 1,6 miliardi di USDT e circa 60 altri token lasciano Binance 14 in una sola operazione.
  3. Tramite il wallet ancora delegato, 780 milioni di USDC vengono prelevati da un wallet vicino dell’exchange.
  4. Circle congela oltre 800 milioni di USDC, Tether oltre 1,567 miliardi di USDT.
  5. Binance sospende depositi e prelievi, stima il danno in 6,3 miliardi di dollari e indica come probabile causa il portatile di un ingegnere violato.

Il pulsante che il bitcoin non ha

USDT e USDC si chiamano stablecoin. Sono dollari digitali emessi da due aziende private, Tether e Circle, e ciascuna promette di riscattare il proprio token con un dollaro. Una loro caratteristica emerge di rado: l’emittente può bloccare qualsiasi indirizzo della rete. Nei termini di USDC Circle si riserva esplicitamente il diritto di bloccare i trasferimenti da e verso un indirizzo. Tether ha la stessa facoltà.

Quella notte l’hanno usata. Il CEO di Tether, Paolo Ardoino, ha scritto che l’azienda aveva congelato oltre 1,567 miliardi di USDT. Il CEO di Circle, Jeremy Allaire, ha detto che più di 800 milioni di USDC erano stati bloccati in coordinamento con le forze dell’ordine. Ripple ha fermato circa 200 milioni della propria stablecoin, World Liberty Financial circa 27 milioni. Perfino Arbitrum, una rete di solito descritta come decentralizzata, ha congelato 74,56 milioni di token ARB per decisione del suo Security Council.

// La notte del 29 ottobre in cifre

6,3 mld $danno, secondo la stima di Binance
≈ 3 mld $congelati nelle prime ore
14,46 $commissione della transazione che ha aperto il wallet
1,5 mld $il record precedente, il furto Bybit del 2025

Per ether e bitcoin è andata diversamente. Nessun emittente, nessun pulsante. La società di analisi Glassnode ha contato 17.985 bitcoin tra gli asset rubati, circa 1,45 miliardi di dollari. Anche l’ether del primo prelievo è rimasto all’attaccante. Nessuno al mondo può annullare un trasferimento firmato con la chiave giusta. Per un ladro è la migliore caratteristica del bitcoin. Come l’attaccante sia arrivato ai wallet bitcoin separati dell’exchange, Binance non l’ha ancora spiegato. La teoria del container di servizio, in cui è il sistema stesso a firmare i prelievi, lo spiegherebbe.

Alcune monete sono state bloccate, le altre sono rotolate via: le stablecoin sono state congelate, bitcoin ed ether no
Alcune monete sono state bloccate, le altre sono rotolate via: le stablecoin sono state congelate, bitcoin ed ether no

Un soccorritore con diritto di veto

È assurdo, a ben vedere. Il più grande furto della storia delle criptovalute è stato fermato per quasi metà da strumenti che la criptovaluta «vera» non dovrebbe avere. Il bitcoin si è comportato esattamente come voleva il suo creatore: un trasferimento firmato è definitivo. I dollari digitali si sono comportati come una banca.

Il pulsante che ha tolto un miliardo e mezzo a un ladro funziona contro chiunque. A premerlo è un’azienda, non un tribunale. Ci vogliono minuti. Chi possiede USDT non ha un dollaro su un conto, ma la promessa di Tether di riscattare il token, e quella promessa ha una clausola. Molti troveranno lo scambio ragionevole: anche le banche bloccano i bonifici sospetti. Solo che una stablecoin è più vicina a un conto in banca che ai contanti in tasca, e questa notte lo ha mostrato meglio di qualsiasi lezione.

Cosa significa per i clienti di Binance

Secondo l’exchange stesso, Binance ha più di 335 milioni di utenti registrati. La notte dell’attacco ha sospeso depositi e prelievi e la mattina del 30 ottobre non aveva ancora detto quando riprenderanno. La cofondatrice di Binance Yi He ha promesso che l’exchange «coprirà tutte le perdite dovute all’hack» con il fondo assicurativo SAFU e con denaro proprio. Il fondatore Changpeng Zhao ha seguito il furto quasi da spettatore. «Sembra proprio un hack a Binance», ha scritto su X, precisando nello stesso post di non gestire più l’exchange ma di aspettarsi che i fondi degli utenti siano coperti per intero.

Da febbraio 2026 il fondo SAFU è custodito in bitcoin: 15.000. Al prezzo del 30 ottobre sono circa 1,2 miliardi di dollari. Se la stima dell’exchange è giusta, la parte di perdita non congelata, circa 3,3 miliardi, è quasi tre volte più grande. Quindi gran parte del buco dovrà essere colmata con denaro dell’exchange. Il fondo, tra l’altro, contiene meno bitcoin di quelli portati via dall’attaccante.

I mercati hanno reagito subito, anche se pesavano su di loro pure i conti deboli delle aziende tecnologiche. Il bitcoin è sceso sotto i 77.000 dollari, il minimo da sei settimane. BNB, il token dell’exchange, ha perso più dell'8% in un giorno.

Chi sia stato non si sa. L’investigatore della blockchain ZachXBT e la società Blockaid hanno indicato la Corea del Nord come probabile responsabile, ma nessuno ha ancora attribuito ufficialmente l’attacco. L’FBI, invece, ha attribuito alla Corea del Nord il furto a Bybit. Secondo Blockaid, l’attaccante ha finanziato le prime operazioni tramite Tornado Cash, un mixer che offusca la traccia dei trasferimenti. Binance promette un’analisi tecnica dettagliata una volta verificati i fatti.

Per anni la comunità crypto ha discusso se il denaro abbia bisogno di un pulsante di stop. In una sola notte uno ne ha salvati circa 3 miliardi. Ora la discussione probabilmente si sposterà: chi decide, e con quali regole, quando premerlo?